Rientro ultimato

Sono a casa dopo la scorpacciata di voli Puerto Jimenez -> San José -> Santo Domingo -> Francoforte -> Firenze spalmata tra il 7, l’8 e il 9 febbraio.

Con un po’ di tempo, vorrei mettere ordine ai 1581 tra foto e video raccolti e aggiornare qualità e quantità di tali file sul sito, migliorare la visualizzazione delle foto così come integrare ulteriormente testi, collegamenti ed informazioni in modo che possano magari tornare utili a chi ne cercasse sui posti che ho visitato.
Tutte cose che in viaggio non potevo fare per l’uso esclusivo del cellulare nella gestione e per le connessioni scadenti che ho trovato.
Confesso, che ‘l’impegno’ del blog, aldilà della valutazione della quantità di amici e parenti informati della sua esistenza, è stata una piacevolissima esperienza e ringrazio chi ha partecipato facendomi compagnia non meno di chi è rimasto in silenzio o mi ha contattato privatamente oltre a seguirmi.

Ho già chiarissime (da prima di questo viaggio) le tappe di quella che vorrei fosse la prossima visita in Costa Rica…
Ma questo è tutto un altro discorso.
Pura Vida!

Ad Alajuela con il giubbotto

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Al Coffee Dreams Cafè di Alajuela

Mi trovo ad Alajuela, vivace e raccolta cittadina a nord della capitale, a 350 km a nord rispetto a Puerto Jimenez e a quasi 1000 m di altitudine.
Uscendo dall’Hampton Inn, visto anche il forte vento, ho deciso di prendere il giubbottino.
Ora, come speravo di poter fare, sono al Coffee Dreams con dolcino e caffè perfetti alle 5 del pomeriggio.
Poco più avanti c’è il ristorante Jalapeños Central presso cui volevo cenare dopo una passeggiata in centro.
Qui ci sono poco più di 20 gradi ed è ancora giorno.
Un rientro blando al freddo!

Aggiorno il post a fine soggiorno per rimarcare come la passeggiata successiva per Alajuela mi abbia rivelato un posto completamente diverso da qualunque cosa mai vista e non solo in questo viaggio. Una urbanizzazione completa, una pulizia delle strade conosciuta solo in alcune località svizzere, famiglie a spasso e ai giardini anziani e ragazzetti tutti insieme in un vivace clima da domenica pomeriggio. Un museo centrale, istituti di credito, farmacie, ambulatori assolutamente al passo con la civilizzazione occidentale ma con un clima tutto suo. Una incredibile sorpresa!

Il volo Sansa da Puerto Jimenez A San Josè

In fase di pianificazione del viaggio mi resi conto che potevo ricorrere all’autobus per i graduali spostamenti verso sud nel corso delle varie tappe ma che, grazie alla presenza di un piccolo aeroporto a Puerto Jimenez, la scelta di un volo interno di linea con una delle due maggiori compagnie locali, mi avrebbe risparmiato, in poco meno di un’ora, un intero giorno per il rientro via terra.
E così giunto al fatidico giorno salgo sul piccolo 12 posti Sansa con appena 4 passeggeri.

Non consiglierei un mezzo tanto piccolo a chi non ama montagne russe e agli apprensivi in volo perché i pochi vuoti e turbolenze (da me incontrati nei pressi di San José) costringono a tenersi ben saldi con entrambe le mani al sedile avanti a sé. Ma il volo è stato comunque ottimo e terrò in considerazione Sansa per un prossimo viaggio.
Da lassù, grazie anche alla bassa quota ho potuto apprezzare luoghi già visitati, la ricchezza di vegetazione e la peculiare orografia.

Ciao Jimenez

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Valigia e zaino pronti. Fotocamera, cellulare e tablet carichi. Fra poco più di due ore un volo di 50 minuti mi riporterà a San José, tanto alla periferia nord occidentale che siamo più ad Alajuela.
Passare pomeriggio e sera lì lo preferisco all’idea di farmi 45 minuti di taxi (2 volte) per girare per San Josè di domenica.
C’è un bel parco in centro ad Alajuela, un museo, un paio di caffè che si dice siano validi. Chissà se essendo domenica saranno chiusi.

Ho visto un raffinato ristorante internazionale e uno messicano di cui leggo benissimo e credo che cenerò lì prima di rientrare all’Hampton Inn a 500m dall’aeroporto dove pernotterò.

Altro dalla Marisqueria Corcovado

Ieri ho cenato ancora al n.1 per Tripadvisor a Puerto Jimenez.
Sushi rolls di tonno con avocado, ginger, wasabi e salsa di soia. Buoni.
A seguire rib eye, ovvero costata di manzo con broccoli, cavolo e altre verdure appena bollite e una patata al cartoccio con formaggio. Non male. Una favolosa fetta di torta alla carota e una birra. Ho speso 40 dollari.
Ora mi trovo in zona per informazioni sul volo di domani e ho deciso di pranzare a mezzogiorno e farmi un risotto.
Un cliente ha detto a un cameriere ‘Siamo venuti da San Josè per mangiare il miglior ceviche di tutto il Costa Rica’.
Io ho appena preso il ‘casado especial’ di pollo. Eccellente: il migliore casado mangiato in questa vacanza.

Riso bianco, fagioli neri, due filetti di platano fritti, petto di pollo e una fetta di formaggio impanati e fritti, verdure fresche. Torta al cioccolato e birra, 8800 colones (15 euro).

Osa Palma Canopy

Per i giorni rimasti a Puerto Jimenez, con il mio disinteresse per equitazione, kayak, pesca, birdwatching, tra le attività proposte da anywherecostarica.com e dalla Lonely Planet, mi restava una voglia di questa scossa di adrenalina.
Di opportunità di canopy tours o zip lines ve ne sono ovunque in Costa Rica.

Piattaforme allestite in suggestive locations tra cui vengono stesi poderosi cavi di acciaio tramite i quali ci si lancia, con apposite carrucole, sfrecciando sopra le cime o tra le fronde degli altissimi alberi della jungla. Un mix di avventura e un originale modo per osservare foreste tropicali da un punto di vista differente.

I fantastici ragazzi dell’agenzia Osa Wild di Puerto Jimenez mi hanno suggerito e messo in lista per l’impianto di La Palma, 25 km a nord di Puerto Jimenez, raggiungibile comodamente in autobus che ferma di fronte al mio lodge.

Da La Palma, con Kayla e David, americani del Vermont, partecipanti anch’essi al tour, prendiamo un taxi per inerpicarci fino al luogo esatto. Sembrerebbe tra i 200-300 metri s.l.m.

Il posto è spettacolare già di per sé, immersi nel verde della foresta pluviale e con una magnifica vista sul Golfo Dulce. Il tempo di briefing di spiegazione e rassicurazioni e ci imbracano, ci fanno indossare un elmetto, ci forniscono guanti e una specie di morsa in cuoio da usare sul cavo per frenare o per effettuare rotazioni e guardarsi intorno.

Sette differenti piattaforme per una lunghezza tra i 150 e 450 metri con una velocità massima di circa 70 km/h.
E via!

Il tour è durato circa un’ora e mezza.
È stato molto divertente e reso ancor più spettacolare dall’ambientazione e dai tratti da farsi a piedi nella foresta per spostarsi tra le piattaforme.

Playa Preciosa

A circa 8 km da Puerto Jimenez, oltre l’aeroporto, vi è una spiaggia che mi avevano segnalato come interessante.
In effetti, dopo vari giri in bici ‘in centro’, gli 8km di strada sterrata e sabbiosa sono stati impegnativi considerato che anche stendere un bucato è un impegno non da poco con caldo feroce e niente aria. Si vede che ero provato all’arrivo eh? Però meritava.

L’incredibile forza delle onde, sempre superiori al metro e della risacca, oltre al fatto che la spiaggia era deserta, mi hanno spinto a non fare un vero bagno. Solo con le gambe in acqua sono stato scaraventato a terra un paio di volte.

L’oceano può essere pericoloso. In mare bisogna andarci coi piedi di piombo! 🙂

Puerto Jimenez e pubblica sicurezza

Direi che Puerto Jimenez è uno dei luoghi più remoti da raggiungere in questo paese. È molto più facile scendere a Panama che arrivare qui. Si tratta di un villaggio animato solo da turisti che cercano un accesso per raggiungere il Parco Corcovado.
Un piccolo molo, una minuscola pista e due uffici che chiamare aeroporto è troppo, un campo da calcio, una strada principale asfaltata e due parallele (e relative traverse) sterrate.

Ci sono però due banche che non applicano commissioni ai cambi di valuta a tasso ufficiale, un gran bel supermercato internazionale, una poderosa antenna per telecomunicazioni, due farmacie, palazzo di giustizia, ambulatori e studi legali, una pompa di benzina (80 eurocent/litro. Si, usano il sistema metrico decimale) e un fascino da far west.

Tradisce come uno sviluppo frettoloso in corso d’opera perché tutto si mescola ad alcuni negozi e locali da periferia caraibica o centroamericana.
Eppure in così poco spazio, a 320 km dalla capitale si trovano una stazione di polizia, una clinica pubblica dotata di pronto intervento (l’eccellente servizio sanitario è garantito a tutti e gratuito in Costa Rica), una stazione di pompieri, tutte quante di bellissimo e rassicurante aspetto e dotate di splendidi e fiammanti mezzi senza neppure una ditata sulle cromature!

Peraltro segnalo che, attenti come sono all’inquinamento, i mezzi di emergenza non accendono sirene di regola, a meno che non sia necessario mezzo secondo per farsi notare se i vistosi lampeggianti non bastano.

Mercoledì sera alla Marisqueria Corcovado

Neppure è citata la Mariqsueria Corcovado nella sempre più deludente – ormai direi vergognosa – Lonely Planet, ma su tripadvisor strappa il primo posto, anche per numero di commenti, tra i ristoranti del modesto e polveroso villaggio di Puerto Jimenez. Si parla di buon pesce, addirittura di ottimo sushi ma anche di tagli di carne.
Avevo già notato l’ubicazione passandoci davanti in bici dopo un pezzo di strada sterrata che di sera è davvero troppo poco illuminato.
Il locale fronte spiaggia altro non è che una struttura saldata coperta da un telo che ospita tavolini per una sessantina di coperti.

Cerco subito e trovo un menu. Rilegato, plastificato, graficamente ben impaginato e stampato, con foto invitanti e indicazioni bilingue.
Noto interessanti appetizers ma ero già orientato sul ceviche di cui avevo letto recenti commenti su tripadvisor.
Piatti di pasta, di carne, menu per bambini, ma anche risotti e dessert oltre ad una scelta di birre oltre le solite onnipresenti imperial, pilsen e bavaria.

Quattro camerieri in pantaloni corti vanno avanti e indietro a passo svelto malgrado i pochi tavoli occupati. Vedo passare un filetto di tonno appena scottato che è tutto un programma in mano al cameriere che mi accoglie. Esordisco mostrando il menu e dicendo ‘Bravi. È cosi che si fanno le cose’.
Mi spinge sul ceviche speciale completo che chiamano ‘Viagraton’ e mi dice di prendere solo quello per poi decidere.
Ripete più volte che non mangerò mai un ceviche migliore in vita mia e che, se una volta provato non mi convince, me lo paga lui!

Accompagnati da patacones (frittelle leggere di patata e rondelle di platano) gamberetti crudi freschissimi, polpo e bocconcini di pesce e verdure marinati. Speciale davvero. Il cameriere passando mi interroga con un cenno. ‘Facile preparare un piatto così con pesce tanto fresco’. Ride.
Non sazio al termine mi farei un’altra portata, sempre di pesce, evitando le pur suggerite aragostine perché più attratto dal tonno.
E tonno fu. Scottato sulla piastra e servito con radicchio, pomodoro e altre verdure fresche, patate fritte e salsa di soia.
A mio incompetente gusto, sarebbe stato buonissimo anche cotto un minuto in meno.
Come in altre occasioni le insalate sono sempre di verdure freschissime, croccanti e saporite.

Con una bottiglia di birra e una coppa di gelato il conto di 17050 colones (29 euro) mi lascia pure piacevomente sorpreso.
Anche per questo locale, apparentemente alla buona, accanto al raffinato (ma vuoto) Ristorante Il Giardino (italiano) il problema è quanto dista da casa!

Il parco Corcovado

Definito dal National Geographic ‘il luogo a più alta concentrazione biologica del pianeta’ il Parco Nazionale Corcovado protegge l’ultimo grande tratto di foresta pluviale tropicale dell’America Centrale.
Anche solo raggiungerlo è una sfida a meno che non si opti per un volo che atterra nella avventurosissima pista all’interno del parco.
Da Puerto Jimenez ha richiesto più di un’ora e mezzo di strada sterrata con fuoristrada attrezzato a guadare i fiumiciattoli presenti anche in questa stagione secca ed un ulteriore cammino di circa tre chilometri e mezzo per raggiungere la stazione Ranger di La Leona (e il percorso in senso inverso alla fine).

Qui, dopo qualche informazione su come comportarsi in caso di avvistamenti e anche di attacchi da parte di puma, giaguari o di una delle due specie di pecari presenti, ci siamo addentrati nel parco.

È stata un’esperienza entusiasmante per il tripudio di colori, suoni, paesaggi, animali e per la ricchezza delle informazioni forniteci da Pablo, la  giovane guida che, oltre al conduttore del land cruiser e agli altri visitatori francesi e tedeschi, componeva la spedizione organizzata da Osa Wild Tours di Puerto Jimenez (ringrazio in primo luogo Daniel e Veronica per la loro amichevole disponibilità, ma anche gli altri).
Mi sono peraltro intrattenuto per buona parte del percorso di ritorno in un’interessante chiacchierata con Pablo, su esperienze, aspirazioni, stili di vita ed aspettative in Costa Rica e Europa. Confronto che contribuisce non poco al giudizio positivissimo della giornata.
Durante l’escursione ho consumato quasi 5 litri di acqua. Ho scattato foto e girato video ma era più un’esperienza da vivere che da riportare.